Trasformare un seminterrato in un’abitazione o in un monolocale da affittare può sembrare un’idea allettante, soprattutto per chi possiede immobili inutilizzati o vuole sfruttare ogni spazio disponibile. Tuttavia, per poter effettuare un cambio di destinazione d’uso e ottenere l'agibilità, è necessario rispettare una serie di normative edilizie e igienico-sanitarie, che variano a seconda delle caratteristiche del locale e del Comune in cui si trova l’immobile. Vediamo i requisiti principali da considerare.
Uno dei primi elementi da valutare è la superficie minima richiesta per l’abitabilità. La normativa nazionale prevede che, per un alloggio monostanza (cioè un monolocale destinato a una sola persona), la superficie complessiva, inclusi i servizi igienici, deve essere di almeno 20 metri quadrati. Se la metratura del seminterrato è inferiore, non sarà possibile ottenere l’abitabilità, indipendentemente da eventuali lavori di ristrutturazione o miglioramenti.
Un altro parametro fondamentale è l’altezza minima interna. La normativa igienico-sanitaria stabilisce generalmente un’altezza minima di 2,70 metri per gli ambienti abitabili. Tuttavia, dal 28 luglio 2024 è stata introdotta una deroga per la quale un progettista abilitato può asseverare la conformità di locali con un’altezza interna inferiore ai 2,70 metri, a condizione che l’altezza non scenda al di sotto di 2,40 metri. Questa deroga può essere utile per locali come i seminterrati, che spesso non raggiungono le altezze standard.
Per garantire la salubrità degli ambienti, la normativa richiede anche che ci sia un’adeguata illuminazione naturale e una ventilazione diretta. In molti casi, i seminterrati hanno finestre di piccole dimensioni o addirittura nessuna apertura verso l’esterno. È possibile aprire nuove finestre per migliorare questi aspetti, ma ogni intervento deve rispettare i regolamenti edilizi locali. Anche l’altezza delle finestre rispetto al pavimento e la loro dimensione minima sono elementi da considerare per ottenere il nullaosta sanitario.
Uno degli ostacoli principali nella trasformazione di un seminterrato in un’abitazione riguarda la presenza di umidità. Spesso i seminterrati soffrono di umidità da risalita o condensa, che possono compromettere la salubrità dell’ambiente. Prima di pensare a un cambio di destinazione d’uso, è essenziale risolvere questi problemi con interventi mirati, come l'installazione di barriere contro l'umidità o sistemi di ventilazione forzata. Tuttavia, anche con questi accorgimenti, potrebbero esserci limitazioni dettate dai regolamenti igienico-sanitari locali.
È importante sottolineare che, oltre alle normative nazionali, ogni Comune ha i propri regolamenti edilizi, che possono variare anche in maniera significativa. Ad esempio, in alcune città, l'altezza minima richiesta per l'agibilità è di 3,00 metri, rendendo impossibile ottenere l’abitabilità per un seminterrato con altezza inferiore. Inoltre, ci sono comuni che non permettono di cambiare la destinazione d’uso di un seminterrato o di locali situati al di sotto del livello stradale per motivi di sicurezza o salubrità.
Per cambiare la destinazione d’uso di un immobile, è necessario presentare un progetto conforme alle normative edilizie e igienico-sanitarie. Un tecnico abilitato, come un geometra o un architetto, deve redigere e asseverare il progetto, garantendo che tutti i requisiti di legge siano rispettati. Il progetto deve poi essere presentato al Comune, che valuterà la richiesta e, in caso di approvazione, rilascerà l'autorizzazione per il cambio di destinazione d’uso.
Conclusioni
Ottenere l’agibilità e cambiare la destinazione d’uso di un seminterrato può essere un processo complesso, che richiede il rispetto di numerosi requisiti normativi. Tra i più importanti vi sono la superficie minima, l’altezza dei soffitti e la salubrità dell’ambiente. Prima di procedere con qualsiasi intervento, è sempre consigliabile consultare un professionista del settore, che potrà valutare la fattibilità del progetto e guidarti attraverso le procedure necessarie.